25 Settembre 2020
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Quarant´anni dopo il festival dei ricordi degli atleti emeriti

20-04-2018 16:19 - Rassegna Stampa
Una serata speciale con i protagonisti degli anni d´oro in pista in un salone tappezzato dalle immagini delle vecchie imprese

È una storia lunga 54 anni, quella dell´atletica leggera a Piombino ed è stata celebrata, con gran parte dei protagonisti della fase iniziale, dei gloriosi anni Sessanta, Settanta e Ottanta, sabato sera al ristorante "Al Solito Posto Beach" di Salivoli. Fra gli 85 atleti emeriti anche il collega Stefano Tamburini

La macchina del tempo esiste, non ti riporta proprio nei luoghi dell´anima ma è come se lo facesse. A metterla in moto, con quella speciale benzina fatta di ricordi condivisi ed emozioni mai perdute, sono stati una novantina di ragazze e ragazzi che un bel po´ di tempo fa a Piombino hanno partecipato a vario titolo a una meravigliosa avventura sportiva, e non solo sportiva, che si chiama atletica leggera.Per una sera il 2018 fa un tuffo all´indietro di 35, 40, 50 anni e trasforma la sala di un ristorante in una grande pista dove tanti atleti emeriti (non si smette mai di essere atleti nell´animo) hanno provato brividi simili a quelli di un traguardo tagliato tanti anni fa. Allora ognuno per conto proprio, stavolta tutti insieme. Tutti insieme sul podio di una gara dove non c´è classifica ma è come se si fosse corso, saltato e lanciato sull´onda dei ricordi.È una grande serata fin dal "prima", dal banchetto all´ingresso molto simile a quello della direzione gara, quello dove si facevano le iscrizioni. Al posto del pettorale con il numero qui consegnano una targhetta con cognome e nome (l´Accademia della Crusca raccomanda il contrario ma nelle gare funziona così) e qui serve non per il giudice o per il cronometrista. Qui serve per riconoscersi, perché capita che al tavolo dove siedono insieme marciatori, mezzofondisti e lanciatori le stazze si confondano e quindi le fisionomie non siano più quelle di un tempo. Così è tutto un susseguirsi di scene come questa: sguardo sul nome di quello che hai di fronte, l´attesa che anche l´altro faccia altrettanto e parte un abbraccio, una battuta, i ricordi condivisi. Poi arrivano altre ragazzi e ragazzi e si uniscono a quel meraviglioso rito di essersi ritrovati senza in realtà mai essersi perduti anche in quei casi in cui vecchi compagni di allenamento siano rimasti lontani per trent´anni e molto spesso anche oltre.Il salone è tappezzato di foto di antiche piccole grandi imprese sportive. E ci sono anche i vecchi allenatori: sono i più anziani e hanno negli occhi la stessa vivacità di un tempo, lo capisci che vorrebbero dirti che sei proprio fuori forma, che c´è da perdere del peso e che così non va. Si ride, si scherza e si torna tutti idealmente in pista per una gigantesca staffetta quattro piatti per cento forchette. In quel tipo di competizione ancora siamo tutti bravi. E poi, comunque, in fondo, da noi, bravi e meno bravi non sono mai esistiti. Perché in quegli anni in palestra o in pista non si imparava solo a correre, marciare, saltare o lanciare, quella era una scuola di vita. Prima del gesto tecnico ti insegnavano che l´avversario non era un nemico, anzi che era il tuo migliore amico perché lo stimolo a batterlo era un modo per migliorare se stessi, che quella era l´unica cosa che contava.Poi, secondo comandamento, fatica e lavoro pagano sempre. Il terzo comandamento era il più bello: chiunque si cimenti con lo sport merita rispetto. Capitava così che anche un campione affermato si fermasse a guardare la gara di un ragazzo alle prime armi e si complimentasse per i progressi ottenuti. E anche quello era carburante prezioso. Per le gare e per la vita del dopo atletica.Purtroppo molti dei protagonisti di quegli anni oggi non ci sono più e l´unico momento in cui una serata piena di allegria ha rischiato di sfociare nella commozione più sfrenata è stata quando Eleonora De Francisci, stupenda organizzatrice (non da sola ma artefice di tutto quel che è accaduto), ha chiamato un applauso per chi ci ha lasciato anzitempo. C´è un nome che può rappresentarli tutti quanti ed è quello di Domenico Fontanella, nazionale di salto in lungo, più volte campione italiano della specialità. Molti di noi lo hanno visto fare cose stupende in allenamento, nella pedana sgangherata dello stadio Magona, hanno visto misurare più di un salto oltre quegli otto metri che purtroppo non è mai riuscito a superare in gara. Era lui che al pari di tanti altri faceva a gara nel dare coraggio e stimolava i ragazzi, non solo quelli più talentuosi. Perché quando i migliori sanno dare il buon esempio tutto poi è più semplice.Ed erano queste le piccole, grandi lezioni quotidiane che in tanti riuscivano a dare senza salire in cattedra. E anche quando c´è stato da sfilare di fronte agli altri per ritirare un premio simbolico, una bottiglia di vino con etichetta speciale, non ci sono state graduatorie e famigerate tabelle finlandesi, quelle che equiparano prestazioni di specialità diverse. L´unica eccezione è stata per l´applauditissimo Antonio Ullo, vicecampione europeo dei 60 indoor nel 1984 e azzurro alle Olimpiadi Seul del 1988. Anzi, le eccezioni sono state due: l´altra - doverosa - c´è stata in precedenza per Fabio Quilici, presidente del Centro Atletica Piombino, società che ha preso il posto di quelle iniziali, il Circolo Italsider (poi Acciaierie e Deltasider) per la parte maschile e l´Atletica Piombino per quella femminile. Fabio, con il fratello Renato, i fratelli Allori, Carlo Alberto Orsi e Mauro Galletti rappresenta il ceppo originario di questa meravigliosa malattia incurabile dell´animo che è lo sport sano. Fabio ha ritirato una targa firmata da tutti gli atleti presenti, più che un premio è stato un atto di riconoscenza per l´impegno perenne che continua ancora al servizio non solo di uno sport ma di una funzione pedagogica che per molti di noi è stata seconda solo a quella delle rispettive famiglie. Era visibilmente felice quando confessava di aver «appena raccolto quanto dato a questo ambiente». Anche se non sarà mai abbastanza, il vero premio erano tutti quegli sguardi felici degli atleti emeriti tornati in pista per una sera. Senza malinconia, semmai con orgoglio e gratitudine. All´uscita la macchina del tempo si è spenta ma non del tutto. Molti di noi da quel periodo gioioso non sono mai andati via, al massimo sono partiti per un lungo viaggio. Si, perché quell´epoca ci è rimasta dentro. Stefano Tamburini @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA

ATLETE EMERITE: Eleonora Allan - Liubiana Angelini - Angela Bellucci - Paola Benini - Marilena Cianchi - Nila Ciurli - Antonella Cortigiani - Eleonora De Francisci - Maria Gianfranchi - Patrizia Giannelli - Manola Mambrini - Ivonne Marini - Virna Martelli - Lucia Meini - Eleonora Merlini - Renata Nardi - Antonella Nencini - Patrizia Pellegrini - Tamara Pippucci - Gabriella Raimo - Patrizia Sani - Giovanna Sole - Rossella Taddei - Marilena Tognoni

ATLETI EMERITI: Francesco Allori - Franco Allori - Arnaldo Arnaldi - Maurizio Barbara - Antonio Benifei - Bernardino Bernardis - Alessandro Bezzini - Sergio Boni - Maurizio Brogi - Pierangelo Bugelli - Carlo Canaccini - Stefano Caramante - Leandro Cellini - Luciano Chellini - Stefano Cialli - Claudio Coppetta - Lauro Cortigiani - Pio Crocione - Franco Daddi - Graziano Daddi - Marco Del Chiappa - Guido Di Fraia - Gino Ficini - Roberto Frare - Lauro Gabbrini - Mauro Galletti - Enrico Giomi - Sandro Giomi- Stefano Gorini - Sergio Gronchi - Giacomo Gucci - Giordano Iacopini - Antonino Lamalfa - Claudio Landi - Mirko Manciulli - Francesco Manetti -Armando Mansani - Claudio Mariotti - Stefano Massai - Piero Massini - Fulvio Mattanini - Livio Mattanini - Leonardo Mezzacapo - Mario Morganti - Guido Nespoli - Marco Orlandini - Carlo Alberto Orsi - Giorgio Orsini - Renzo Peccianti - Franco Pizzi - Fabio Quilici - Renato Quilici -Valtere Rocchi - Stefano Tamburini - Sauro Tognoni - Claudio Tommasi - Antonio Ullo - Francesco Ullo - Massimo Vallini - Dario Vanacore - Stefano Vignali





Fonte: Il Tirreno
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