08 Agosto 2020
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United Fc, la squadra di calcio formata da richiedenti asilo

16-01-2018 16:13 - Rassegna Stampa
PIOMBINO Calciare un pallone può voler dire tante cose. Può essere uno svago o uno sport. A volte può trasformarsi addirittura in un lavoro. Ma può essere anche un espediente per cercare riscatto e sentirsi parte di qualcosa. Lo United Football Club riassume tutti questi aspetti. E´ una squadra composta interamente da richiedenti asilo ospitati nei centri di prima accoglienza del territorio. I calciatori, cioè, provengono dai Cas di Venturina, da quello della Caravella, a Piombino, e da un´altra struttura di Gavorrano. Da circa tre mesi giocano in Terza categoria, nel campionato di Livorno, e sono sponsorizzati da Homo Diogene, ente gestore della Rosa dei Venti, centro di accoglienza situato davanti alla stazione di Campiglia.«I ragazzi sono molto contenti - dice Angela Di Matteo, responsabile della cooperativa - Il calcio ha permesso a richiedenti asilo provenienti da strutture diverse di avvicinarsi tra loro, superando barriere etniche e nazionalismi. Sono diventati affiatati e questo è un fattore importante dal punto di vista dell´integrazione. Consideriamo poi che entrano regolarmente in contatto con i giocatori di altre squadre, i quali, oltretutto, hanno spesso dimostrato apprezzamento per le loro doti sportive».La storia dello United Fc comincia con l´idea di un ex ospite del centro di accoglienza della stazione di Campiglia. Ahmed, nome di fantasia, ha sempre avuto la passione per il calcio. Così, una volta lasciato il Cas, ha pensato di mettere su una squadra. Ha così organizzato i provini per i ragazzi e ha scelto quelli più adatti, definendo ruoli e strategie. «In un primo momento ha chiesto aiuto a noi - dice Di Matteo - ma non avevamo né tempo né risorse per creare un´associazione sportiva, perciò lo abbiamo indirizzato altrove. E´ nato così lo United Fc, squadra allenata dallo stesso Ahmed alla cui presidenza c´è Nicola Coppola, originario di Benevento ma residente a Follonica».La rosa del team è composta da 25 giocatori. I calciatori sono tesserati alla Figc di Grosseto e si allenano a Follonica. «Il calcio è utile all´integrazione ed è prima di tutto una passione - afferma Di Matteo - I ragazzi della Caravella, ad esempio, vanno agli allenamenti in bicicletta, e comunque nessuno di loro percepisce un compenso».Homo Diogene ha accettato di ricoprire il ruolo di sponsor, occupandosi di pagare le visite mediche, le divise e i campi. Ha provveduto inoltre a procurare un defibrillatore. Non è stato però tutto facile. Ci sono state difficoltà con il tesseramento, perché i richiedenti asilo non dispongono di un permesso di soggiorno a lunga scadenza e non sempre è semplice comporre l´undici da mandare in campo. Capita infatti che qualche ragazzo lasci il centro di accoglienza o sia comunque impossibilitato a prendere parte al torneo. «Io mi auguro che la squadra possa continuare ad andare avanti - dice Di Matteo - Giocare è un metodo di socializzazione per i ragazzi, oltre che un modo per sviluppare il senso della disciplina. Per qualcuno potrebbe anche essere un´opportunità. Un ragazzo del centro che gestiamo, ad esempio, una volta ottenuto lo status di rifugiato, è stato chiamato a giocare da un club di La Spezia. Non si può mai sapere come vanno le cose». Claudia Guarino

Fonte: Il Tirreno
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